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Alitosi 1

Accademia di medicina olistica 
ospedale otto wagner 
sanatoriumstraße 2 
1140 Vienna (Austria) 

Perizia balneologica su un prodotto medico a base di peloide naturale “Fangocur” ad uso colluttorio di 

Ao. Univ. Prof. Dr. W. Marktl
medico e professore universitario

Perizia balneologica su un prodotto medico a base di peloide naturale “bentonite di Gossendorf” ad uso colluttorio 

Introduzione e incarico
L’autore della presente perizia balneologica ha ricevuto il 4/03/2010 via posta elettronica dall’azienda Fangocur GmbH, Brunn 105b, 8350 Fehring l’incarico di redigere la presente perizia. Già da anni è disponibile una dichiarazione sulle proprietà terapeutiche di questo peloide inorganico. Nella presente perizia si analizza una nuova forma di utilizzo attraverso un prodotto a base di bentonite di Gossendorf usato come colluttorio. Secondo i dati forniti dall’azienda, il colluttorio contiene, oltre al fango di Gossendorf, anche sale marino ed oli eterici, che hanno però solo un’azione secondaria nell’ambito delle indicazioni illustrate di seguito.
L’alitosi è un problema molto diffuso considerato come indicazione per i colluttori.

Cause dell’alitosi
L’alitosi è il termine scientifico per indicare l’alito cattivo. Si tratta di un termine generale che comprende varie cause. Secondo i dati della letteratura (1), circa il 25% della popolazione soffre di alitosi, non compatibile con la vita sociale, in determinati momenti della giornata, nel 6% dei casi l’alitosi si presenta di giorno e di notte.
In rapporto al termine presentato per la valutazione, saranno analizzate unicamente le cosiddette alitosi fisiologica e cronica. Nei casi di pseudo alitosi e alitofobia non si ha la presenza di una vera e propria alitosi, bensì si tratta di problemi di origine psicologica in cui l’alito cattivo percepito dalle persone colpite non è verificabile oggettivamente. L’alitosi fisiologica e quella patofisiologica si distinguono in base alle cause. Nel caso dell’alitosi fisiologica la causa dell’alitosi è nel cavo orale, mentre nel caso dell’alitosi patologica si distinguono cause orali ed extraorali (1). Le cause orali si riferiscono ai processi patologici a livello del cavo orale. Le cause extraorali si distinguono in processi nell’ambito otorinolaringoiatrico, nel tratto respiratorio, nel tratto digestivo superiore e nell’ambito di varie patologie metaboliche. Ne consegue, dunque, che i colluttori non possono costituire la terapia primaria contro l’alitosi patologica, bensì devono essere innanzitutto risolte le cause patologiche. In questo caso i colluttori possono essere utilizzati come accompagnamento.
Nel 85-90% dei casi l’alitosi è causata dalla decomposizione batterica di materiale organico nel cavo orale. I batteri presenti sono solitamente di tipo Gram negativo. La maggior parte dei batteri si trova sulla superficie della lingua, pertanto il dorso della lingua e la patina bianca che lo ricopre sono la causa più diffusa dell’alitosi. Cause meno frequenti sono parodontite, carie aperte, scarsa igiene orale, infezioni locali o protesi dentarie mobili non curate. Cofattori importanti sono una salivazione ridotta, stress, fumo, alto consumo di caffè, respirazione attraverso la bocca, una dieta non bilanciata, ecc.
I principali composti prodotti durante la decomposizione batterica nel cavo orale descritta sono composti chimici volatili contenenti zolfo, soprattutto diossido di zolfo. Sono importanti, inoltre, anche altri composti chimici dall’odore intenso, come indolo, scatolo, cadaverina o putrescina. 

Diagnosi
L’alitosi può essere diagnosticata in vari modi. I dati soggettivi sono raccolti attraverso un’anamnesi e l’utilizzo di questionari strutturati. Per oggettivare la presenza di alitosi si procede dal punto di vista organolettico o attraverso varie analisi, fra cui l’analisi del cavo orale e della patina presente sul dorso della lingua. L’analisi della patina può avvenire attraverso uno striscio sulla lingua e la misurazione dell’alterazione cromatica in un apposito terreno di coltura. Un’ulteriore modalità di diagnosi dell’alitosi è l’utilizzo di uno strumento di misurazione detto Halimeter, attraverso il quale si misura la concentrazione dei composti volatili di zolfo presenti nel respiro. 

Terapia
La terapia si definisce naturalmente dopo che è stata diagnosticata l’alitosi. Se la causa è una malattia clinica manifesta di origine extraorale, si deve curare la malattia risolvendo al contempo il problema dell’alitosi. Nei casi di alitosi, già indicati sopra come i più diffusi, in cui la causa è la patina batterica sul dorso della lingua, la terapia è volta a rimuovere o ridurre tale patina attraverso l’utilizzo di strumenti chimici o meccanici. Strumenti chimici sono, fra gli altri, i composti di zinco, che riescono a trasformare i composti volatili di zolfo in solfuri di zinco non volatili. Questi permettono una riduzione dei composti di zolfo e dunque una riduzione dell’alitosi, ma non riducono particolarmente i batteri. Per eliminare la patina sul dorso della lingua sono utilizzati vari puliscilingua meccanici, che permettono indubbiamente di ridurre visibilmente la patina batterica. Uno svantaggio dei puliscilingua meccanici è, però, la possibilità di indurre un riflesso faringeo, che impedisce parzialmente o totalmente di raggiungere le parti anteriori del dorso della lingua. Questo problema può essere risolto attraverso l’utilizzo di colluttori. A questo scopo sono disponibili vari prodotti. Nel prossimo paragrafo si verificherà su quale base scientifica si può trattare l’alitosi attraverso l’utilizzo di un colluttorio a base di un peloide inorganico. 

Modalità d’azione del trattamento dell’alitosi con un colluttorio a base di un peloide inorganico
La bentonite utilizzata per produrre il colluttorio è un peloide inorganico del gruppo delle terre curative. Fra le varie proprietà terapeutiche delle terre curative, le proprietà assorbenti hanno un ruolo di particolare importanza nell’utilizzo sulla pelle e sulle mucose (2). Con proprietà assorbenti si intende la capacità di accumulare ioni e molecole sulla superficie delle particelle solide e di cedere ioni alla fase liquida durante il legame con altri ioni (3). Nei peloidi inorganici la capacità assorbente è legata prevalentemente a minerali con dimensioni granulometriche molto ridotte. Assieme agli effetti del colluttorio finora osservati sono di particolare importanza gli effetti assorbenti dei minerali dispersi nel colluttorio. I minerali dispersi possono così adsorbire i composti che causano l’alitosi ed eliminarli dal cavo orale assieme al liquido utilizzato per risciacquare. Un altro meccanismo d’azione è la diminuzione meccanica della patina batterica sulla lingua attraverso il movimento nel cavo orale del liquido contenente i minerali dispersi. Infine, anche il cambiamento di pH a livello della lingua può avere un effetto positivo. Secondo i dati di Seemann (4), un livello di pH alcalino favorisce la presenza di alitosi. I peloidi hanno un livello di pH acido, pertanto, utilizzando un prodotto a base di peloide inorganico come colluttorio, si può prevedere una diminuzione del valore del pH.
Per i motivi elencati l’utilizzo del colluttorio a base di bentonite di Gossendorf in presenza di alitosi fisiologica e patologica con cause orali è dunque indicato dal punto di vista medico. 

Ulteriori ambiti di utilizzo del colluttorio
Come si evince dalle argomentazioni precedenti, le proprietà assorbenti e l’azione meccanica igienizzante hanno un ruolo importante nell’utilizzo del prodotto medico a base di “bentonite di Gossendorf”. Tali effetti possono verificarsi anche in presenza di varie infezioni della mucosa orale in cui si presentano infiammazioni e contaminazioni batteriche, ad esempio parodontosi, gengivite e formazione di afte sulla mucosa orale. Le afte sono erosioni dolorose della mucosa orale la cui eziologia e patogenesi è ancora in gran parte oscura. Per questo motivo la terapia delle afte è sintomatica. Nel caso della parodontosi e della gengivite, le infezioni batteriche sono una causa discussa. In ogni caso, l’utilizzo di colluttorio rappresenta principalmente una terapia sintomatica. Nei casi difficili e recidivi di tali malattie infiammatorie è necessario individuarne le cause e il colluttorio può essere utilizzato solo come accompagnamento. Si deve peraltro sottolineare che l’utilizzo di colluttorio avviene su base empirica e non sono ad ora disponibili dati scientifici.
Dal punto di vista balneologico, l’utilizzo del prodotto medico a base di “bentonite di Gossendorf” ad uso colluttorio è dunque indicato nei seguenti casi:
- alitosi,
- parodontosi,
- gengivite,
- afte e
- trattamento di ferite sulla mucosa orale.

Il colluttorio non presenta controindicazioni.
Secondo l’indicazione, l’utilizzo proposto (mattino/sera un cucchiaino diluito in 1/8 litro di acqua, trattamento della durata di tre settimane) è giustificato. La terapia può essere ripetuta ogni tre o quattro mesi, come indicato dal committente. Non sono previste restrizioni né relative a donne in stato di gravidanza o allattamento né relative a bambini.
I principi d’azione di un colluttorio a base di peloide inorganico sono l’assorbimento e l’azione igienizzante meccanica. Si tratta di azioni di base fisica ed i principi d’azione chimici non hanno nessuna rilevanza.
I presupposti del par. 17 del disegno di legge della Stiria sulle risorse terapeutiche e le località termali sono dunque rispettati, pertanto in caso di domanda di licenza di vendita non possono essere sollevate obiezioni dal punto di vista balneologico.

Vienna, 21/05/2010
Ao. Univ. Prof. Dr. W. Marktl
medico e professore universitario
c/o Accademia internazionale di Vienna
di medicina olistica
Sanatoriumstr. 2
1140 Vienna

 
Bibliografia
1) A. Filippi: Halitosis: eine Kurzübersicht. PROHPHYLAXEdialog, 2, 21-23 (2008)
2) B. Olesch: Naturheilkundliche Anwendung von Heilerde. In: Naturheilverfahren und unkonventionelle medizinische Richtungen. Hsg. M. Bührung u. F.H. Kemper, Springer Verlag, Heidelberg, (2007), p. 2.17 ff.
3) G. Hildebrandt u Chr. Gutenbrunner: Balneologie. In: Handbuch der Balneologie und medizinischen Klimatologie. Hsg. Chr. Gutenbrunner u. G. Hildebrandt. Springer Verlag, Berlin, Heidelberg (1998). P. 219
4) R. Seemann, Wenn der Atem stinkt. Zahnärztl. Mitt 90: 502-505 und 664-648 (2000)

 
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